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La Federazione |
Se il pentathlon nasce con le Olimpiadi antiche, sia pure in forma
diversa, per poi trasformarsi in quello attuale nell'era
moderna, grazie al marchese De Coubertin che lo inserisce nel
1912 nei programmi dei Giochi, per festeggiare la nascita della
federazione italiana occorre attendere la vigilia della seconda
guerra mondiale. Fino ad allora il comitato olimpico italiano
selezionava, motu proprio, gli atleti da inserire nella squadra
che partecipava ogni quattro anni alle Olimpiadi moderne.
Infatti dal 1920 gli atleti italiani sono sempre stati presenti
nella disciplina a tutte le edizioni olimpiche.
La federazione venne costituita come detto, solo nel 1940, ed il
suo nome originale era quello di Commissione Italiana per il
Pentathlon Moderno, che venne ufficializzato successivamente
anche dalla legge istitutiva dello sport votata nel 1942 e che
ha costituito la base della legislazione sportiva in Italia fino
alla recente riforma portata avanti dal Ministro dei Beni
Culturali con delega allo sport Giovanna Melandri del 2000. Nel
1944 la commissione si sciolse per essere ricostituita nel marzo
1947 alla vigilia delle Olimpiadi di Londra, sempre come
commissione, alla cui guida restò fino al 1973 lo stesso
presidente del Coni Giulio Onesti. Questi, per la verità, in
nessuna circostanza si è mai avvalso del voto che gli derivava
quale responsabile legale ed ufficiale della suddetta
commissione, in sede di Consiglio Nazionale del Coni. Il 5
dicembre del 1973 la Giunta Esecutiva dell'Ente deliberò la
costituzione di un comitato di coordinamento affidata all'On.
Gianuario Carta, allo scopo di riformare e rendere legalmente
più consona la situazione. Questi convocò la prima assemblea
costituente elettiva, ed in quella occasione, esattamente il 25
giugno 1975, lo stesso Carta fu nominato presidente della neo
federazione che ha assunto il nome di Federazione Italiana
Pentathlon Moderno (FIPM).
Con il passare degli anni, è storia recente, la federazione è
riuscita a trovare un suo assetto stabile, a creare un movimento
a livello nazionale su tutto il territorio, anche se per motivi
logistici e pratici, il centro principale dell'attività è sempre
rimasto il Lazio, favorito dalla presenza del centro preolimpico
di Montelibretti costruito dopo gli anni sessanta, dove si
svolge di norma la preparazione degli atleti azzurri per le
grandi manifestazioni: Olimpiadi, Mondiali, Europei e grandi
meeting internazionali. Inoltre, gli atleti possono godere a
Roma del complesso dell'Acquacetosa, che racchiude nel suo
ambito una piscina, la possibilità di tirare di scherma e la
stretta vicinanza con il poligono di tiro Umberto primo, situato
a poche centinaia di metri dal centro stesso. Già a metà degli
anni settanta l'Italia aveva un buon numero di pentathleti
guidati dal giovane emergente Daniele Masala. Il quarto posto
ottenuto da quest'ultimo a Montreal in Canada nel '76, dove
l'azzurro era stato addirittura in testa facendo sperare nella
medaglia olimpica, era l'inizio di un periodo d'oro.
In precedenza la preparazione degli atleti italiani veniva
svolta in ambito prettamente militare, presso la scuola di
Orvieto (SMEF) dove gli atleti si allenavano anche per altri
tipi di pentathlon, quello militare appunto, il cui programma si
differenzia da quello "olimpico". Il tiro viene effettuato a 200
metri con il fucile, anziché con la pistola. C'è poi il tiro con
la bomba di precisione e potenza; il nuoto, in sostituzione dei
300 metri canonici, vede l'effettuazione di una prova utilitaria
con passaggio subacqueo. Infine, le ultime due gare sono una
corsa con ostacoli e la normale corsa campestre. Altri tipi di
pentathlon, che vengono disputati anche attualmente, sono il
pentathlon marinaro e quello aeronautico.
Ma torniamo al pentathlon moderno ed ai successi italiani. Nella
sua storia l'Italia aveva conquistato una sola medaglia prima
che avvenisse l'ufficializzazione della federazione. Era
accaduto a Berlino nel 1936, grazie al tenente di cavalleria
Silvano Abba che conquistava il bronzo, dietro il tedesco
Handrick e all'americano Leonard. Il nostro campione periva poi
nell'adempimento del proprio dovere ad Isbuschensky in Russia
nel 1942, dopo essersi aggiudicato, primo nella storia della
disciplina, nel 1940 il titolo di campione d'Italia. Fino a quel
momento la manifestazione tricolore non era mai stata
organizzata.
Si doveva quindi arrivare al dopoguerra per riscoprire la
disciplina, esattamente nel 1950 ai campionati del mondo di
Berna, dove il vice brigadiere Duilio Brignetti conquistava una
splendida medaglia d'argento, mentre la squadra, della quale
facevano parte il capitano Giulio Palmonella e Gianni Cantoni,
saliva sul podio aggiudicandosi il bronzo. Poi piazzamenti
onorevoli, successi in alcuni meeting internazionali, ma nessun
risultato di grande rilievo fino appunto alle Olimpiadi di
Montreal.
Nel frattempo la federazione aveva iniziato un lavoro importante
di reclutamento, costituendo alcuni centri di avviamento alla
disciplina ed istituendo le categorie giovanili, in passato
inesistenti. Si creavano anche gare alternative, quali
l'accoppiata corsa nuoto come punto di partenza della disciplina
e si allargava la partecipazione a manifestazioni
internazionali, oltre ad organizzare in Italia un prestigioso
meeting, quello di Roma, al quale prendevano parte i migliori
atleti del mondo e che ancora adesso è un appuntamento fisso del
calendario internazionale. Questo sviluppo di iniziative,
favorito anche da possibilità economiche allora esistenti,
permetteva all'Italia di ottenere risultati sempre più
rilevanti.
Purtroppo alle Olimpiadi di Mosca del 1980, la proibizione da
parte del nostro governo di far partecipare i militari italiani,
precluse la possibilità di vincere almeno una medaglia, quella a
squadre, sulla quale tutti erano pronti a giurare. Così, Masala,
Massullo ed altri atleti venivano fermati dal divieto
governativo ed il solo Pier Paolo Cristofori partecipava a
titolo personale, in quanto decideva di congedarsi dal corpo di
polizia dove prestava servizio, in modo da poter essere presente
ai Giochi con il suo nuovo status di civile. Il 1984 era però
l'anno del trionfo. Le avvisaglie si erano avute con successi
individuali e di squadra ai mondiali, e l'olimpiade americana di
Los Angeles decretava un successo senza precedenti.
Oro olimpico per Daniele Masala, bronzo per Carlo Massullo, oro
a squadre con l'apporto di Pier Paolo Cristofori. C'è da
rilevare che nel frattempo la federazione, alla cui guida era
stato eletto Alberto de Felice, si era organizzata in maniera
professionale con un settore tecnico articolato diretto dal
maestro di sport Mauro Tirinnanzi studioso della disciplina,
profondo conoscitore degli atleti, che aveva istituito uno staff
composto da grandi professionisti, quali Gianfranco Saini per il
nuoto, Amicosante e Mantelli per il tiro, Sergio e Sandro
Albanese per l'equitazione, Tito Tomassini per la scherma e
Bruno Cacchi, ex ct della nazionale di atletica leggera per la
corsa.
Sull'onda di questo successo gli azzurri seguitavano a dominare
la scena, vincendo anche titoli nelle categorie giovanili, dando
quindi una continuità al movimento ed istituendo il settore
femminile che nel frattempo era stato ufficializzato dalla
federazione internazionale. La prima affermazione femminile
arrivava nel 1986 con il bronzo mondiale a squadre in quel di
Montecatini, che diventava argento due anni dopo ai mondiali di
Varsavia.
L'88 era anche la stagione olimpica ed a Seul l'Italia
confermava il suo valore aggiudicandosi con Carlo Massullo
l'argento individuale, quindi quello a squadre con l'apporto di
Daniele Masala e Gianluca Tiberti, riserva Roberto Bomprezzi.
Quest'ultimo si prende la sua piccola rivincita quattro anni
dopo a Barcellona dove con Tiberti e Massullo conquista il
bronzo olimpico a squadre, mentre individualmente, manca il
podio per un soffio, quarto a pari merito con il sovietico
Starostine, a soli 35 punti dalla medaglia. I ricambi nel
frattempo crescono, ma sostituire dei campioni olimpici non è
così facile.
Masala si è ritirato, si ritira dalle scene attive anche
Massullo e più tardi lo farà Bomprezzi. Sono protagoniste le
donne con una serie di eccellenti risultati, anche se la
disciplina ancora non ha il riconoscimento olimpico. Il
pentathlon tra l'altro per sopravvivere su richiesta del CIO è
costretto a modificare le proprie abitudini. I giorni di gara da
cinque si riducono a quattro, fino ad arrivare ad una sola
giornata, con fase eliminatoria e poi finale dei migliori 32.
Questo a livello mondiale.
Alle Olimpiadi di Atlanta 32 sono gli ammessi dopo i meeting di
qualificazione, che si riducono a 24 a Sydney, quando per la
prima volta anche le donne sono ammesse a partecipare. Le
speranze di successo in questa occasione sono affidate proprio
alle ragazze ma Fabiana Fares cede al peso del pronostico
ritirandosi, mentre si comporta molto bene la giovanissima
Cerutti nona. In campo maschile un altro giovane, Stefano Pecci,
appena 22 anni, chiude tredicesimo. Ai Giochi di Atene 2004
l’Italia si presenta con quattro pentatleti e con tutti i
cavalli necessari alla gara olimpica: si chiama Progetto Zanzur,
un progetto grazie al quale l’Italia viene scelta dal Comitato
Organizzatore di Atene come miglior paese per ciò che concerne i
cavalli da gara che saranno utilizzati dai 64 pentatleti uomini
e donne. In campo maschile Andrea Valentini finisce 19° mentre
Enrico Dell’Amore 26°. In campo femminile invece Claudia Corsini
sfiora l’impresa chiudendo quarta a pochi secondi di distacco
dall’inglese Harland, medaglia di bronzo. La Corsini si
riscatterà nel 2005 a Varsavia vincendo i Mondiali, prima
pentatleta italiana nella storia a vincere l’oro iridato. Sempre
ad Atene termina la gara al 32° posto Federica Foghetti.
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